Referendum, le scomode verità di una campagna politically scorrect

Le motivazioni di un SI, dall’analisi della situazione energetica italiana

Meno del 4,87% dell’energia primaria utilizzata in Italia deriva da gas naturale estratto da siti nazionali.

Oggi il 27,53% dell’energia primaria utilizzata è prodotta con le rinnovabili.

Importiamo il 67,6% dell’energia primaria.

Se vogliamo spendere meno in bolletta dobbiamo investire in quello che abbiamo!!!

Referendum, le vere motivazioni quali sono?

Vorremmo parlare di numeri, quelli che contano e quelli che in questa campagna referendaria sono così tanto assenti.
Basiamo le nostre scelte sui numeri e vogliamo qui rimarcare le nostre scelte anche in tema di referendum sui numeri.

NUMERO UNO: L’energia primaria in Italia, come ci riforniamo?
In Italia non abbiamo giacimenti di fonti fossili che possano dare un apporto serio alla nostra economia. Le nostre fonti energetiche realmente importanti sono tre: acqua, sole e vento. A destra potete vederlo da voi e qui potete scaricare i dati. Oggi in Italia meno del 5% della produzione di energia primaria, rispetto al fabbisogno, deriva da gas. Sempre in Italia la produzione di energia primaria da rinnovabili pesa per oltre il 27%.

NUMERO DUE: In che direzione va il mondo?
Cina e USA (le più grandi economie del mondo) a Parigi in occasione della COP21 dello scorso dicembre ci hanno detto che la riduzione delle emissioni, il risparmio energetico, le rinnovabili non sono il futuro, ma il presente. “Siamo l’ultima generazione che può fare qualcosa” (B. Obama)

NUMERO TRE: Cosa chiede il referendum?
Il referendum chiede di trasfomare alcune concessioni (solo per impianti entro le 12 miglia) a tempo indeterminato in concessioni a termine. Come accade già oggi per i bagnini, per le autostrade, per noi di Impronte con Kirecò, per chiunque gestisce in concessione un servizio su terreno/risorsa di proprietà dello Stato, la concessione ha termine prefissato e non indefinito.

NUMERO QUATTRO: Quanto pesa questo referendum?
Le concessioni interessate dal quesito referendario sono solo una piccola parte di tutte le concessioni estrattive, una minima parte di quel 5% citato sopra. Una parte irrisoria dell’energia primaria che utilizziamo.

A nostro avviso il referendum chiede se vogiamo una nuova strategia energetica per il nostro futuro.

A questa domanda noi rispondiamo SI

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