Il coworking, strumento e metodo realmente efficace

La prima Conferenza internazionale sul coworking globale (Gcuc) presenta i risultati dello studio effettuato per capire come si senta il co-worker e quanto sia efficace questa metodilogia di lavoro, e per gli addetti ai lavori non è una sorpresa.

Il coworker si sente meglio, più motivato e più efficiente nello svolgere il suo lavoro; ritiene di essere più efficiente ed avere più opportunità legate alla facilità di creazione di network di valore anche quando libero professionista. Inoltre la gran parte dei coworker dichiara di ottenere migliori risultati in tempi più brevi dei suoi omologhi liberi professionisti o impiegati in aziende.

Mentre sono facilmente intuibili dichiarazioni che spiegano come lavorare in uno spazio di coworking offra maggiori possibilità di espandere la propria rete di clientie fornitori, di migliorare la propria rete professionale sia in termini qualitativi (maggiori e migliori servizi) che quantitativi (maggior numero di collaborazioni), di acquisire nuove competenze e nuove ocasioni di lavoro; è sorprendente come siano valori raramente citati dalle tipologie più classiche di lavoratori come la gioia, la felicità, la socialità a spuntare in maniera importante nello studio.

Il coworker come nuovo schema di lavoratore soddisfatto, felice di quello che fa, appagato e socialmente molto vivo e partecipe sembra quindi essere il risultato più eclatante di questo studio condotto in USA, ma che riteniamo darebbe gli stessi risultati anche in Italia.

Ecco quindi che riteniamo che opportunità offerte da spazi come CoopUp, ImpactHub o per rimanere sul nostro territorio Cresco o Kirecò a Ravenna rappresentano innanzitutto dei luoghi di lavoro di arricchimento per il territorio grazie al livello di qualità del lavoro che al loro interno si sviluppa. Luoghi che dovrebbero essere moltiplicati e diffusi soprattutto nelle aree dove il degrado ed il disagio divorano le opportunità per i più giovani e dinamici.

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